Pochi minuti fa, Enrico ha riaccompagnato i bambini da Elisabetta, adesso è in camera con le gemelle a giocare alle 'signore', io e Alessandro ci guardiamo negli occhi come due triglie innamorate, in pace, sul divano.
Squilla il telefono.
Carlotta si fionda, più veloce della luce, ma ormai ha imparato a dire'pronto' e quell'adorabile 'poonto' molto concentrato mi manca tantissimo.
-mamma è Elizabetta vuole te-
Tu-dum. Ho già detto altre volte in questo blog credo, che potrà sembrare strano ma io e l'ex moglie di Enrico abbiamo un buon rapporto, capita di incontrarsi alle riunioni di famiglia, capita che ogni tanto ci si telefoni per motivi pratici, capita che quando è nato Ale lei sia venuta a trovarmi all'ospedale e che mi abbia mandato dei fiori con i suoi auguri durante la gravidanza, e capita che io la stimi come donna e come madre.
Ma è più forte di me, ogni volta che la sento, che so che dovrò parlare con lei o vederla, un po' d'agitazione mi prende. Che vi devo dire.
IO -si?-
E -ciao Giulia, sono Elisabetta.-
IO -oh, ah, ciao.-
E -come sta il piccolino?-
IO -oh benone grazie, credo che stia tentando di imparare a ciucciarsi il dito- (ma che stai dicendo Giulia, non è il caso!)
E -oh che amore...beh un giorno magari vengo a trovarti se ti va-
(oh Maria Vergine!) IO-senz'altro, mi farebbe piacere!-
..... (beh? ha chiamato per dire questo? no, non puo' essere, ci dev'essere qualcos'altro, magari Dani o Guido si sono lamentati di qualcosa, magari... )
E -Giulia?-
IO -si ci sono-
E -ehm...ecco io...-
(c'è qualcosa di diverso, sembra imbarazzata anche lei...)
E -Enrico mi ha appena riportato i bambini-
(ommioddio lo sapevo eccoci aiuto)
IO -si è tornato da poco- (tu-dum tu-dum tu-dum)
E -si...ecco io...beh si sono divertiti tantissimo questo fine settimana, Daniele è entusiasta , del film, di Mc Donald, dei dolci che avete preparato, Guido era al settimo cielo perchè l'hai aiutato coi compiti, insomma sono contentissimi mi hanno detto che sono stati davvero bene e non vedono l'ora di rivedere Alessandro e le bambine.-
(oddio. ho un nodo alla gola) IO -oh Elisabetta, io ...non so cosa dire, davvero, mi fa felice saperlo, tanto, io...- (non puoi piangere ora non puoi non puoi non puoi)
E -si beh ecco io volevo dirti grazie e poi...poi volevo dirti che se qualche volta vuoi portarmi le bambine starò volentieri con loro insieme ai ragazzi, anche nel fine settimana, così voi restate col bambino e...beh mi farebbe piacere tenerle ogni tanto ecco. -
(potrei collassare, ma non posso, non devo. Dove la trovo la voce per rispondere?)
IO -Elisabetta davvero, grazie. Di cuore...io ...io non so che cosa dire...-
E - Dì si, se a Carolina e Carlotta va naturalmente.-
IO -certo, glielo chiederò, io ne sarei contenta, sul serio. Non so proprio che dire- (giulia glielo hai già detto, ripigliati)
E -d'accordo, allora a presto Giulia- (c'è una dolcezza infinita nel modo in cui dice Giulia. Mioddio potrei scoppiare in singhiozzi all'istante.)
IO -grazie, grazie infinite. a presto-
click.
click.
E ora? ora posso piangere a dirotto. In balìa di una congerie infinita di sentimenti, contentezza certo, perchè questo è un traguardo importante, un risultato bellissimo nell'impegno che ci mettiamo tutti quanti, che ci abbiamo sempre messo fin dal principio; commozione, perchè quei bambini che sono figli di Enrico, negli anni piano piano diventano un po' anche miei, con tanta lentezza, con degli arresti e delle ripartenze, ma ho imparato ad amarli, e più di quanto potevo immaginare;
felicità, per essere riuscita forse in minuscola parte a farglielo capire, e a farli sentire a casa loro , in questa che davvero è anche la loro casa;
e felicità che LEI, la loro madre, quella che è stata moglie del mio uomo, che gli ha dato due figli, che ha vissuto con lui, che ha passato anni e anni al suo fianco, che l'ha amato e che è stata amata da lui, adesso mi apra le porte così tanto, che mi tenda la mano, e che confessi di aver imparato ad amare le mie bambine, almeno un po'.
Ma oltre a tutto questo, proprio perchè LEI è stata moglie del mio uomo, perchè l'ha amato, perchè ancora è una figura importante nella sua vita e lo sarà per sempre, anche un'indomita gelosia, profonda, crudele, tagliente.
Gelosia di lui, certo, ma ancora di più di Carlotta e Carolina.
Le mie bimbe. I miei tesori, le mie puzzole.
Che fino ad ora hanno vissuto questa famiglia allargata un po' 'in passivo', vedendosi arrivare a casa dei bambini che sono loro fratelli ma non come Alessandro, incontrando a casa dei nonni una donna che è la mamma di quei bambini e che quindi ha qualcosa a che vedere con Enrico, qualcosa che loro non comprendono ma intuiscono.
L'hanno vissuta con dolore questa situazione, perchè ha creato loro confusione, ansie, paure, ma pian piano hanno anche imparato a trovare il loro posto, a sapere che tutti sono qui solo per volersi bene e nessuno vuole rubare spazio o affetti a nessun altro. E che si, si puo' essere gelose ma che non ce ne sono motivi veri.
E adesso, adesso che forse c'è un momento di quiete, dovrei riturbare il loro fragile equilibrio, mandandole a passare una giornata da Elisabetta? che per loro non è una figura chiara, che non conoscono neanche benissimo.
E come potrei? come farei a dirglielo? come glielo spiegherei?
Da una parte non voglio, non voglio affatto, loro una mamma ce l'hanno e ne basta una, dall'altra invece lo voglio con tutta me stessa, perchè so benissimo che Elisabetta non tenterebbe mai di sostituirsi ovviamente a me nè a nessun altro, che vuole soltanto poter conoscere meglio le bambine e volergli bene concretamente.
E lo voglio perchè è sempre stato il mio sogno, poter dire che al di là di qualunque retorica o difficoltà o gelosia o turbamento, siamo una famiglia. Tutti.
Quindi ci devo pensare. Devo parlarne con Enrico, e poi decideremo se parlarne alle bambine.
Sto giusto pensando a che fine possono aver fatto tutti e tre di là quando la sua voce mi interrompe commozione e congetture:
-Tesoro?-
-si dimmi-
-sai cos'ho pensato?-
tremo fin nello stomaco, ma sorrido, a lui che è appena entrato in salotto, con una tazza di plastica rosa in mano e un biberon giocattolo nell'altra.
-cosa amore-
prende su Alessandro dalle mie braccia, lo alza e se lo piazza davanti al viso, iniziano a fare pernacchie tutti e due, e ridono, ridono di cuore.
-ho pensato che questa casa è troppo piccola per cinque persone. Alessandro non potrà dormire per sempre in camera nostra. Dobbiamo traslocare.-
E se ne va in cucina col ranocchio, seguito dalle gemelle mezze in pigiama e mezze vestite. Scalze e con la faccia dipinta.
Non ce la posso fare. Tutto in una sera no, per favore.
Come va
6 anni fa



Entro in punta di piedi in questa pagina della tua vita...mi pare essere di troppo....
RispondiEliminaNon dev'essere stato facile per te riuscire a dare il giusto spazio ad ognuno in questa tua grande famiglia, eppure ci sei riuscita, dando ad ognuno uno spazio e un'importanza speciale, nessuno è rimasto discriminato...
Tempo fa, non ricordo quale vip della tv (mi pare la Perego), diceva che dai figli del suo ex marito con la sua nuova moglie, lei si faceva chiamare zia
Elisabetta potrebbe essere una "zia" per le tue birbe....
un abbraccio!!
Anche secondo me come zia è perfetta e comunque basta fare le cose con calma e non dico altro perchè mi fai venir sempre la lacrimuccia ;)) baci cara sei una mamma fantastica te lo assicuro :)
RispondiEliminaappoggio la scelta della "zia"... e magari potrebbe iniziare lei a venire qualche volta da voi insieme ai ragazzi, magari a pranzo.. così, tanto x far ambientare le bambine!
RispondiEliminacomplimenti comunque x l'impegno!..
un abbraccio
Che dire Giulia... per la questione della ex moglie di Enrico non so davvero cosa dire, io poi sono una che ha grosse difficoltà a lasciare la bambina con chiunque, quindi non posso dire niente.
RispondiEliminaPer il trasloco sono solidale, che per me è stato un trauma (e meno male che andavo a stare in una casa che mi piaceva di più, in un posto che mi piaceva di più ed era pure più vicino a tutto)
La mia situazione di famiglia allargata è un pò diversa. Io inizialmente ho avuto pessimi rapporti con la suocera, perchè mi vedeva come una minaccia per i suoi nipoti. Poi da quando è nata Ginevra i rapporti sono cambiati radicalmente. Secondo me in questi casi il tempo è l'unica soluzione...sia per abituare te che per abituare le bambine.
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