Ore otto e qualcosa del mattino, sto cercando di chiudere gli zainetti delle bambine, e contemporaneamente di infilarmi le scarpe, trascurando per il momento che ho ancora i pantaloni del pigiama, e nello stesso tempo cerco di tenere a bada il cane che giustamente sta per farsela addosso e Alessandro che giustamente è sveglio e vuole relazione.
Cerco anche, con un angolino d'orecchio, di controllare i rumori delle gemelle nel bagno casomai decidessero di inziare a prendersi a mazzate con la spazzola come l'altro giorno.
E d'un tratto, tra i piagnistei del ranocchio e gli uggioliì della Polpetta pelosa, sento le voci delle bambine, dal bagno, le loro vocine un po' stonate e dolci, che cantano così : -è stato solungiocoooo...un affare dappocoooo...ma soninnamorataditeee-....e il mio cuore ha un balzo...Sanremo 97. Paola e Chiara. Un'insulsa canzoncina leggera, che in un frammento di secondo mi teletrasporta indietro di tredici anni...a quando ne avevo...mioddio...venti.
Ne avevo venti.
In quel frammento di secondo io mi risento sulla pelle tutta la leggerezza, tutta la semplicità, tutta l'allegria, di quegli anni.
Mi risento ragazza, appena donna, ancora bambina in fondo, nei suoi sogni, nelle sue convinzioni...mi rivedo nella mia stanza, con tutte quelle foto ovunque, risento la consistenza di una coperta, il profumo dalla cucina, la faccia liscia dei miei genitori, e lo spazio completamente libero al centro della mia vita, che potevo occupare e sgombrare a mio piacimento.
Ma soprattutto, risento un battito che portava un nome, un nome sepolto in fondo a tutta l'acqua che è passata da quel 97, un nome che però in quegli anni era il mio centro di gravità. COn gli occhi verdi e il sorriso deciso, un po' strafottente di chi come me ancora credeva di comandare le cose.
E' un istante, vacillo, neanche il tempo di finire di pensare, già mi asciugo quella goccia all'angolo di un occhio, metto il guinzaglio alla bestia e tiro su Alessandro, dirigendomi in bagno mi sembra di camminare su un tappeto fatto di aria, come se potessi precipitare da un momento all'altro.
-dove avete imparato questa canzone bimbe?-
-alla radio in macchina con babbo-
-ho capito. cantate molto bene...adesso però sbrigatevi faremo tardi e dobbiamo portare giù anche Polpetta.-
E come una cascata riavvolta al contrario, rientrano dentro di me tutti quei frammenti, così acuminati, così vivi, ringoio ogni sapore, odore, pensiero, emozione, e rimetto i piedi per terra. Il tappeto d'aria è scomparso.
E sono già le otto e venti. Dobbiamo proprio andare.
Come va
6 anni fa



il tempo che passa!!!!!
RispondiEliminavolevo rispondere sul fatto dei tuoi figli biondi.... hai visto i miei????
quando hai una vaga idea del perchè fammi sapere
;-)
come ti capisco....anche io a volte sento una canzone e vago indietro nel tempo,,,,,ma poi qualche figlio viene e mi porta per mano nel mio splendente presente!!!!Però che bella la leggerezza dei vent'anni
RispondiEliminaeeehhhh i ricordi sono fantastici ed al tempo stesso devastanti... basta lasciarli scorrere e goderseli prima di ritrovare la strada della realtà...
RispondiEliminascusaaaaa so che è soltanto un'altrA scusaaaaaaaaaaaaaa.....:)
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