Prendo coraggio da questo post, per scrivere anch'io qualcosa, su un argomento che come pochi mi tocca, non solo, mi avvvolge da tutti i lati e anche da dentro.
Io però sono dall'altra parte della barricata. Io sono Lei, l'Altra, quella che è arrivata dopo a sovvertire certezze e abitudini, a far traballare i confini e ad accendere un punto esclamativo di paura e di attenzione su ogni legame e affetto.
E parlo col cuore in gola, perchè non è facile.
E' maledettamente difficile per ognuno di noi, qualunque sia il 'ruolo' che ricopriamo.
Io sono arrivata 'dopo', come mia suocera non smette mai di ricordarmi in mille, sottilissimi e meno sottilissimi modi, ma questo 'dopo' per me è l'ora, è il presente, è la mia vita.
Io sto con un uomo che è stato di qualcun'altra per tanto, tanto tempo, un uomo che era già padre prima che facessimo dei figli insieme.
Un uomo che aveva una moglie prima di me.
Un uomo che aveva già vissuto un bel pezzo di vita importante.
Io invece no. Io ero uscita da poco dalla post adolescenza, io avevo 26 anni.
E non avevo vissuto un bel niente. Perchè le storie 'importanti' fino ad allora erano state due, forse veramente importante una soltanto.
E mi sono ritrovata d'un tratto in una vita già piena, pienissima, ad incastrarmi volente o nolente in un meccanisamo delicatissimo in cui un movimento di troppo poteva rovinare tutto quanto.
Mi sono ritrovata a dover fare i conti con sensazioni sconosciute e molto più grandi di me, a fare i conti con una realtà che a volte mi stordiva, i fine settimana passati a piangere perchè lui per me non c'era e non poteva esserci, perchè stava coi suoi bambini.
Mi sono ritrovata fin sull'orlo a chiedermi se veramente lo volevo, se veramente era possibile, se veramente era quella la vita che avevo intenzione di vivere.
Mi sono ritrovata con un bimbo di due anni tra le braccia, che odorava di latte e di un profumo buono, sconosciuto per me.
E un altro che mi guardava torvo sotto la zazzera dei capelli.
E di fronte ad un tavolo apparecchiato per quattro anzichè per due.
E sono rimasta immobile per un po', con così tanta paura dentro che a volte credevo mi avrebbe uccisa. Con domande che laceravano ogni spazio libero della testa e del cuore, con nodi che mi sembrava non avrei sciolto mai, mai, mai.
Mi sentivo minuscola, di fronte a montagne invalicabili per le mie gambe già stanche.
Mi sentivo impotente, e sbagliata, e spesso infelice.
Ma poi ho capito una cosa, che aspettando le risposte a tutte le domande, aspettando la chiave per aprire tutte le porte, io sarei rimasta lì ferma in eterno, in una vita a metà, senza poter avere niente nè nel bene nè nel male.
Ho capito che occorreva imparare ad essere coraggiosi, e forse anche un po' incoscienti, e che l'unico modo in cui potevo ricevere risposte era vivendo quelle domande e non ponendomele solo nella mia testa.
E così ho preso la mia decisione.
E ho detto si.
E da allora ho saputo che la mia vita era diventata e sarebbe stata sempre una battaglia, una battaglia a volte anche dolce, altre volte spietata e complicata, altre ancora delicata e difficile.
Ho saputo che con quel si, io mi ero lanciata nell'aria, avevo saltato senza reti e senza paracadute.
E non potevo tornare indietro nè tantomeno chiedermi come scendere.
Potevo solo volare.
E lho fatto. Non ho mai smesso di farlo, e non sono stata sola perchè a volare eravamo in due. O almeno così credevo all'inizio, perchè strada facendo ho imparato che eravamo molti di più.
Eravamo almeno in cinque.
E ho cominciato così a mettere in discussione i miei presupposti, a rivedere lo spazio delle mie mete, a ridisegnare i miei confini e a lasciare sempre spazi vuoti 'di manovra'. Ho cominciato a guardare a me stessa in modo differente, e il lavoro più grande è stato proprio questo. Interno, più che al di fuori.
E ancora non ho imparato per niente ad essere come vorrei.
Ma ci provo costantemente. Da 7 anni.
Quasi 4 anni fa poi, la mia vita è cambiata una volta per tutte, e le priorità si sono ribaltate di nuovo.
E lì davvero le maniche me le sono rimboccate fino in fondo, e a volte sono stata anche da sola, per scelta e non.
Io ed Elisabetta adesso andiamo d'accordo, in questi ultimi 4 anni ci siamo viste anche da sole un paio di volte, nessuna di noi due aspira ad essere la migliore amica dell'altra, e tantomeno una figura fondamentale per i figli dell'altra.
Ognuna di noi cerca di mandare avanti la sua vita, con le cose che ci stanno dentro, lei è una di queste cose per me, io lo sono per lei.
E' così, non l'abbiamo scelto e non possiamo cambiare la realtà, ma possiamo cambiarci noi per starci dentro un po' meglio.
I figli di Enrico sono figli suoi e di Elisabetta, non miei, e questo confine non è stato superato mai e sono sempre stata ferma e irremovibile nella volontà di non oltrepassarlo nemmeno con la punta del piede.
Ed è tanto, tanto difficile.
Ma è giusto e necessario. Enrico è il loro babbo, ed è giusto che abbiano spazi solo loro, io m'inserisco con tutta la dolcezza che posso, ma spesso quando è possibile rimango un passo indietro, perchè va bene così.
Le bambine con loro giocano e a volte litigano, come fratelli, ma tutti sanno la verità e nel loro piccolo anche i bimbi ci lavorano su.
Adesso col piccolino appena arrivato la strada ha curvato repentinamente, e ho trovato in Elisabetta una donna che stimo tantissimo. Che ha dimostrato una forza e una bellezza estreme.
E le sono grata di questo.
E così si continua a correre, e dopo 7 anni ancora non so se era davvero così la vita che volevo vivere, ma guardo quello che ho, le vedo ridere, e mangiare la ciccolata con la bocca sporca, e rotolarsi sul tappeto e correre in un prato, ascolto le loro voci e ogni loro domanda mi sembra un miracolo, pettino i loro riccioli d'oro e mi batte forte il cuore perchè mi sento privilegiata, e immensamente fortunata.
Respiro Alessandro e affondo la faccia nella sua pancia morbida fasciata dal pannolino, vedo la sua bocca sdentata sorridermi e mi si sciolgono dentro lacrime di gioia.
E se mi volto, accanto a me c'è l'uomo che amo, che combatte come e forse più di tutti noi, col coraggio che ha sempre avuto, con la sua razionalità e soprattutto con quel suo cuore sconfinato.
E' un babbo meraviglioso per ognuno dei suoi figli, e io sono orgogliosa di lui.
Così dopo tanto tempo ancora non ho smesso di cercare un posto adeguato per me all'interno di tutto questo, ma mi sono resa conto che neanche gli altri ce l'hanno un posto fisso...sappiamo tutti che qualcosa ci mancherà sempre, che forse i nostri bambini avranno qualcosa in meno da qualche parte, ma impariamo a vedere anche tutto quello che avranno in più. Quella casa nel bosco di cui parla Francesco.
Grazie Paola, per avermi dato la forza e la voglia di parlare di questo.
Come va
6 anni fa



post stupendo, sei una bellissima persona.
RispondiEliminati leggo sempre!
Francesca
Giulia. Sono contenta di averti dato questa forza. Anche se in realtà non ho fatto nulla!
RispondiEliminaSai, per quel poco tempo in cui ho parlato al telefono con la compagna del mio ex-marito, mi ha ripetuto più volte quanto era stato difficile per lei. E allora ho capito. Perchè mentre lei parlava io mi sono detta - e le ho detto - che forse non sarei stata capace di accettare nella mia casa un figlio non mio. Forse no. Ma forse sì. Però il dubbio mi è venuto, la domanda me la sono fatta.
Ho capito - col tempo - che in fondo tutti cerchiamo di essere felici con quello che la vita ci ha dato. Ma che per tutti, chi più chi meno, è dura.
Nella ricerca della felicità il nostro destino si è incrociato con quello di persone che mai avremmo pensato di incontrare. Ma è la nostra vita.
E come dici tu: impariamo a vedere tutto quello che i nostri figli avranno in più.
Avranno tanto, tanto, tantissimmo di più.
Grazie Giulia. Grazie a te.
Mi piacerebbe parlarne strada facendo ...
Un abbraccio, Paola
Dopo aver letto il post di Paola in un turbinio di emozioni leggo ora con un nodo allo stomaco il tuo.
RispondiEliminaInanzitutto grazie anche a te per averci aperto una finestra così privata della tua vita.
Io sento che tra alcune di noi si sta facendo strada una rete di sostegno e di comprensione che credetemi è più di quanto si possa immaginare.
So come ci si sente ad essere sempre considerate seconde.
E ora tu ci insegni che a volte "le intruse" come vengono definite quelle che vengono viste solo negativamente hanno anche loro un bagaglio di paure e sentimenti e, nella maggior parte dei casi, non sono spinte da intenzioni negative.
Dall'esterno è facile capirlo.
Ma quando si è coinvolti e si teme che i TUOI figli quelli che ti sei sudata, amata, eviscerata, curata, cresciuta si trovino tra le braccia di chi per competizione te li vuol portare via... beh lì è difficile essere razionali.
Non so se sono stata chiara.
Io credo che quando Paola leggerà questo post ancor di più attenderà quell'incontro a cinque.
Io credo che non avresti saputo esprimere meglio i sentimenti che hai provato.
Io credo che ognuna di noi potrebbe essere una paola o una trilly della situazione e ognuna di noi imparare qualcosa da voi, imparare che ci sono LORO prima di tutto, i bambini.
Scusa per la lungaggine della risposta ma le vostre storie in cui un po' a volte ci leggo me stessa mi hanno toccato il cuore.
grazie, anche a te
Credo non sia facile in effetti per nessuno anche se io sono ancora al'inizio di questa salita. Il pensiero di poter incontrare "lei" e suo figlio, Di potermi sentire famiglia allargata è ancora molto lontano. La rabbia ed il dolore non per ciò che è accaduto non riguarda lei, ma solo lui. Lui e le sue bugie, lui e la sua arroganza, lui ed il suo egoismo. Proprio ieri siamo finiti per la prima volta alle mani, mentre le bambine erano dalla nonna. Oggi mi ritrovo con un occhio pesto, mascherato dagli occhiali e dal trucco. Per la prima volta mi ritrovo a dire alle persone che mi chiedono che ho battuto contro uno spigolo ed è una bruttissima sensazione. E' sicuramente, cara Giulia, difficile sia per chi sta al di qua che al di là della barricata, ma il sentire di essere stata gettata nella spazzatura dalla persona nella quale credevi e che amavi è una cosa che "l'altra" non potrà mai capire!E la rabbia ed il dolore che tutto ciò porta con sè potrà essere superato solo col tempo, forse, in base a come si comportano gli attori in gioco!
RispondiEliminaho letto tutti e due i post e tutti i commenti...perchè un paio d'anni fà lì c'ero io...con la mia separazione difficile e sofferta, con una bimba da crescere e senza soldi...con un ex marito che veniva sottocasa a gridare....
RispondiEliminaora sono nella mia famiglia allargata...con il mio santo compagno che si è buttato in questa piscina fonda....e con mia figlia che cerca di nuotarci e stare a galla....
Tutto cambia quando il rancore, la paura lasciano spazio alla speranza!!
Vi abbraccio donne
E' vero, sta nascendo qualcosa. Chiamatela rete di sostegno, amicizia, comprensione. Chiamatela come volete, ma la cosa importante è che ci stiamo aiutando. Nella rete - nell' effimera, vuota, pericolosa rete - qualcosa di vero c' è. Ci siamo noi. Ci sono le nostre storie.
RispondiEliminaCi sono i grazie veri. Sentiti.
Perchè io lo sento che ci capiamo - TUTTE - anche se abbiamo storie diverse, opposte anche. Forse è più facile senza guardarsi in faccia. Ma anche questo non mi convince. Sono sicura che se un giorno ci incontreremo ( e mi piacerebbe molto, davvero ), cominceremo a raccontare noi stesse e le nostre vite in un fiume infinito di parole e storie.
3bin3a: anche io ci sono passata. ma ti prego, anche se ora ti sembra inevitabile, anche se ti sembra una strada che devi percorrere per forza quella della violenza, del rancore, della rabbia ... ti prego, cerca con tutte le tue forze di fare in modo che non succeda più. Le bimbe non hanno visto. Ma credimi - le bimbe sanno, capiscono, percepiscono.
So che è difficile, ci sono passata. So che lui è più forte. Ma fai di tutto per portarlo sulla via della comprensione. Fallo per le tue bambine.
Se hai bisogno, per favore scrivimi ( tu come le altre ). Io so cosa vuol dire.
Sono arrivata qui da un posto di Maci ed ho letto con piacere. Mi sono ritrovata molto. Sono anche io L'Altra, Quella Nuova. E la mia situazione è abbastanza simile alla tua. I sentimenti credo siano più o meno gli stessi.
RispondiEliminaTi inserisco tra i blog da seguire perchè mi piacerebbe leggere ancora di te e di come riesci a vivere questa situazione, per prendere spunto e migliorarmi.
Ciao a tutte..sono nuova ma ho letto questo post e mi ha fatto piangere e riflettere..come mi ci vedo su molte cose...
RispondiEliminasono pure io L'altra. Ma l'altra superincasinata direi. Si, perchè da 5 anni e mezzo ho deciso di condividere la mia vita con lui. Lui che ha una figlia ed una ex moglie che non sanno. Nessuna di loro sa della mia esistenza nonostante vivo con lui, nella stessa casa, da 4 anni e mezzo.
Com'è strano e difficile essere l'altra persona. Colei che ruba attimi ed affetto a loro due. Ma come posso fare diversamente??
Però è confortevole sapere di non essere veramente sola. anzi. siamo in tante ed alla fine ci si assesta tutte..in un modo od in un altro. e questo mi fa bene al cuore. Tanto.
Quindi GRAZIE veramente di cuore..
un abbraccio
kia