sabato 7 febbraio 2009

VENERDI' SERA

Pomeriggio inoltrato di ieri, quasi le 6, la casa un disastro una specie di quei giochini della settimana enigmistica trova l'oggetto fuori posto ma al contrario, in ogni stanza non ci saranno stati più di un paio di cose che veramente dovevano starci; le bambine irritabili come non mai, dopo essersi strappate a vicenda di mano qualsiasi cosa una delle due tentasse di prendere, dopo essersi colorate tutti i vestiti, le mani, i capelli (ARGH!) anzichè i fogli da disegno, dopo aver spiaccicato la cioccolata in ogni angolo della camera, dopo aver ripetutamente pianto e urlato l'una contro l'altra, stanno sul divano davanti al dvd della carica dei cento uno, svogliate e arrabbiate; io nervosissima e stanchissima mi sforzo di trovare la concentrazione per lavorare, devo assolutamente finire una certa cose per lunedì ma con questo clima non ci riuscirò mai oh mio dio non c'è niente in casa per cena perchè cavolo non sono andata a fare la spesa non ho voglia di uscire ora cosa diavolo fa enrico bisogna che le bambine si tolgano da quella televisione del cacchio oddio che disastro dovrò rifare la lavatrice e la cioccolata con cosa si toglie dal tappeto.....più o meno la mia testa era ingolfata di questi ameni pensieri.
Enrico, seduto sul divano in mezzo a due gemelle corrucciate, cercando di leggere il giornale sopra le voci di Pongo e Peggy, d'un tratto guarda il cielo fuori dalla finestra, ormai fa buio ma si vedono ancora le nuvole cupe e il vento scuote i vetri.
Guarda le bambine, che lo ignorano continuando a fissare lo schermo senza in realtà vederlo, guarda me, capelli distrutti, tutone orrendamente sciatto, occhialacci da megera, occhiaie profonde come fossi (a proposito, anche Scamarcio non le trova più tanto fighe ho sentito dire...ma tu guarda...son cinque anni che cerco di liberarmene!), espressione super scazzata.
Allora si alza, si stiracchia calmo e serafico come riesce ad essere solo lui ( quando non gli prendono i 5 minuti naturalmente) e va nello studio.
Non dice niente.
Io smetto di ticchettare sulla tastiera, mi sporgo un po' dalla sedia, la porta è aperta ma non sento nulla.
Vengo distratta nel mio origliare da un grido di Carlotta, Carolina le sta tirando i capelli perchè la sorella si rifiuta di darle il libriccino del dvd illustrato.
-basta!!! adesso veramente state esagerando, smettetela tutte e due altrimenti mi arrabbio sul serio di brutto!!!- mi precipito su di loro per dividerle, sembro una iena, sono arrabbiata con me stessa, col tempo che fa schifo, col lavoro che incombe, col frigorifero vuoto e con le mie occhiaie.
E anche con le gemelle che hanno tirato la corda fino a spezzarla.
Tra i pianti delle bambine e la mia voce isterica si sente quella di Enrico: -ho chiamato i miei. Mettiamo due cose in valigia, si va al mare.-
Silenzio. Le bimbe cominciano a saltare di gioia e Carolina corre in braccio al babbo, io tiro su Carlotta e d'un tratto mi accorgo che sto sorridendo. Non lo credevo possibile.
Alle 10.30 eravamo sulla terrazza di fronte al mare, le bambine a prendere latte e biscotti in cucina coi nonni.
Adesso sono tutt'ora coi nonni sulla spiaggia a fare una passeggiata e cercare le conchiglie, io ed Enrico abbiamo passato un pomeriggio da adolescenti innamorati come non ne vivevamo più da tanto tempo, adesso lui ascolta la musica sul divano e io ci riprovo col lavoro arretrato, ma questo sorriso ancora non se n'è andato.
Anzi se possibile è anche più forte.
Solo lui ci riesce a volte, a cambiare il colore del cielo.

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