Scrivo questo post in una domenica mattina grigissima e piovosa, dopo aver letto dei post su un blog che ho scoperto per caso in questi giorni, il blog di un papà, www.rosco-66.blogspot.com
Mi hanno fatto riflettere moltissimo soprattutto le discussioni che sono sorte nei numerosi commenti, alcuni interventi mi hanno turbata, alcune parole mi hanno fatta restare interdetta.
Non so se avete voglia di andare a leggervi tutto, per comodità riassumo qui che il tema erano la 'sganasse' (testuali parole, che sinceramente e personalmente trovo AGGHIACCIANTE), date ai propri figli. Se sia giusto o no, ogni tanto, nei momenti di massima tensione, 'appioppare' appunto qualche sana 'sganassa' ai propri bambini.
Non mi dilungo sull'occasione particolare che ha portato in luce l'argomento, ma mi ha davvero turbata e scossa.
Non voglio dare adito a polemiche o offendere nessuno, perciò qui mi limito a quelli che sono esclusivamente i MIEI pensieri, le MIE considerazioni, i MIEI sentimenti.
Mi sono resa conto, leggendo tanti commenti e tante prese di posizione, che davvero non basterebbero i manuali di pedagogia di tutto il mondo per imparare qualcosa che nasce da dentro, qualcosa che veramente si puo' dare solo se si è ricevuto.
Io di libri sull'argomento ne ho letti, con due bimbe gemelle (identiche, come dicono tutti) e un compagno con altri due figli dalla prima moglie, mi sono documentata tanto sulla psicologia dei bambini, dei gemelli in particolar modo, e su numerosissime tecniche pedagogiche.
I famosi manuali su come essere madre, padre, fratello zia bisnonno e chi più ne ha più ne metta, alcuni utilissimi e tra l'altro bellissimi, altri totalmente inutili.
Quello che credo è che una volta assorbite teorie, idee e ricerche approfondite sull'argomento, la cosa da fare sia mettere quest'utile bagaglio da una parte, e muoversi finalmente come genitori, non come studenti di fronte ad un esame che non si sentono mai preparati fino in fondo.
Il nostro è un mestiere duro, il più difficile credo che si possa immaginare, non ci sono tirocini nè stage, non esistono ferie ed ogni errore si paga caro, e più cerchiamo di non farne più ne facciamo.
E' un mestiere che dura per la vita, un mestiere infinito attraverso il quale non educhiamo semplicemente dei bambini, ma ne facciamo delle PERSONE.
Persone che hanno un anno, due anni, tre anni, che giocano con le Winx o con i Gormiti, persone che impareranno a leggere e scrivere e si affacceranno sul mondo degli altri imparando che la parola CONFRONTO è tra le più difficili del mondo.
Persone che avranno amicizie, persone che s'innamoreranno e per amore piangeranno o toccheranno il cielo con un dito, persone che sceglieranno la propria strada e con più o meno coraggio la seguiranno, persone che dovranno fare di se stesse qualcosa che un giorno guardando indietro potranno non rimpiangere del tutto, persone che cercheranno di creare nuovi mondi, i loro, che intrecceranno centinaia di relazioni e di contatti nel corso della vita, che avranno una famiglia o forse più di una, persone che dovranno saper scommettere anche e soprattutto quando la posta è alta, che dovranno mettersi in gioco anche quando non ne hanno voglia, persone che faranno scelte e inevitabilmente sbagli, che cercheranno di riparare e non sempre riusciranno, persone che ci ricorderanno e ci porteranno dove noi non arriveremo mai, persone che dentro avranno tanto di quello che noi gli abbiamo dato, e quel tanto sarà una goccia in mezzo al mare che da soli attraverseranno, è vero, ma sarà la PRIMA goccia, la più importante.
Così importante che a volte anzichè goccia sembra un oceano intero, che alcuni non riescono mai ad attraversare del tutto quando è particolarmente agitato o profondo.
Questo vuol dire essere madri, essere padri.
In tutto questo, occorre pensare al ruolo che ogni nostro gesto ha nella vita di queste future persone che per adesso grazie al cielo sono bimbi e bimbe che dipendono da noi in tutto e per tutto e che ci amano incondizionatamente.
Il fatto che dipendano da noi non significa che non abbiano una personalità e un universo emotivo e psicologico tutto loro, nel quale noi entriamo necessariamente di continuo, modificandolo e plasmandolo con la famosa 'educazione'.
E' un universo infintamente delicato e fragile, in cui gli equolibri sono spesso precari, devono assestarsi, devono spesso essere ancora trovati.
E i nostri bambini hanno bisogno di noi per trovarli, riconoscerli e mantenerli ,questi equilibri.
I bambini molti sono abituati a pensarli come creature semplici, che non 'capiscono' le 'cose dei grandi' e che agiscono senza particolari motivazioni o idee, solo in base agli impulsi del momento, per cui una ripicca, un capriccio, una bizza sono solo insopportabili fastidi che i nostri figli ogni tanto (o spesso) ci impongono, così, forse per divertirsi o forse per sadismo o forse perchè essendo piccoli non si rendono conto di che giornata di merda abbiamo avuto, dei problemi che dovremo risolvere domani in ufficio, del casino che si è creato nel condominio per l'ascensore e della zia che non sta bene e del frigorifero vuoto e della lavatrice inceppata e del mio mal di stomaCO PORCA MISERIA eccetera eccetera eccetera.
Non puo' che essere questo il retroscena mentale immediatamente precedente alla 'sganassa'.
Non puo' esserci alcun tipo di ragionamento sensato o di intenzione pedagogica nell'istante in cui un GENITORE, un babbo o una mamma, alza la mano e colpisce il proprio bambino.
Magari in faccia. Magari è piccolo. Magari perchè faceva i capricci per la colazione o per vestirsi.
Ecco.
Questa è la situazione. Sicuramente ci sono migliaia di attenuanti, di circostanze e di casistiche per cui in certe occasioni si crederà indispensabile e giustissima una piccola 'sberla' che non faccia assolutamente male fisico ma che metta dei paletti invalicabili, che 'blocchi' la reazione di rabbia del bambino, che metta uno stop ad una situazione che è diventata ingestibile.
Si crederà che sia così.
Ecco, secondo me non lo è.
Perchè quella situazione che non sappiamo più gestire siamo NOI che l'abbiamo creata.
Lo so, vengono subito in mente le centinaia di volte in cui i nostri bambini sono letteralmente IMPOSSIBILI, magari in circostanze in cui noi davvero ci sentiamo senza colpa e impotenti di fronte a loro.
Secondo me invece basta guardare un po' indietro, magari non in quel momento, magari non in quella giornata o in quella settimana, ma sicuramente in qualche modo e in qualche tempo siamo stati NOI a creare quella situazione, siamo NOI che abbiamo fatto sì che quella mattina alle 8 il bambino si rifiuti categoricamente di vestirsi facendoci fare tardi a lavoro e creando una serie di problemi di cui non si rende conto.
Siamo sicuri che non se ne renda conto?
I bambini agiscono SEMPRE ricercando un collegamento di causa/effetto, è proprio di tutti i bimbi soprattutto i più piccoli, anche in età prescolare.
Molte cose del mondo dei grandi senz'altro non sono chiare per loro, e suppliscono di fantasia ai 'vuoti' che a volte si presentano, ma senz'altro creano connessioni e seguono una LOGICA, anche piuttosto rigorosa.
Certo, questo non vuol dire che ne siano sempre consapevoli nè che abbiano comportamente calcolatori o raziocinanti come gli adulti, no, ma senz'altro ci dicono SEMPRE qualcosa.
Fosse anche qualcosa di banale e primordiale, qualcosa di semplice e istintivo come 'ho sonno' 'ho fame' 'ho freddo'.
I neonati lo dicono piangendo, non ci sogneremmo mai mi auguro di alzare un solo dito su un bimbo di tre mesi.
E che differenza fa mi chiedo, alzarlo su uno di 5 anni?
A cinque anni si hanno delle colpe ancorchè minime? Non sto parlando di deresponsabilizzare i bambini, al contrario!! è proprio con la 'sganassa' che si toglie a quel bambino la possibilità di crescere, di fare di quel momento un gradino che lo fa salire anche di poco verso un suo essere autonomo e consapevole.
Con la botta, anche se lieve e simbolica, si ferma tutto, si regredisce momentaneamente e forse (ripeto FORSE) in certe situazioni si ristabilisce l'ordine, ma a che prezzo?
Il bambino che ha ricevuto la 'sberla', cosa pensiamo che senta dentro di sè?
Forse penserà 'ha fatto bene me la meritavo proprio', o forse si sentirà più sereno perchè ha visto che non puo' spingersi oltre quel limite e quindi non ha più motivi d'essere bizzoso?
Io non lo credo. Io credo che quel bambino, che è il nostro, si sentirà soltanto umiliato.
Si sentirà sopraffatto e soverchiato da un'autorità cui ovviamente non puo' far resistenza, un'autorità che per lui dovrebbe essere solo positiva ma che in quel momento diventa estranea.
Diventa nella sua ottica un'autorità cieca contro la quale non puo' far niente, ma dalla quale in quel momento state certi non si farà piegare anche se apparentemente smette la bizza.
La smette perchè non puo' far altro, ma dentro di sè il bambino si sente semplicemente SOLO.
Sente venir meno quel contatto perenne che anche quando è faticoso non manca mai, quel continuo flusso di scambio con mamma e babbo che giorno per giorno lo accompagna e lo fa sentire parte di una famiglia, di un gruppo, lo fa sentire persona.
In quel momento, in modo brusco e violento si spezza questo flusso, il bambino si isola, rimane solo dentro se stesso e con i motivi della bizza ancora intatti.
Un neonato che piange perchè ha fame viene coccolato e sfamato, allora smette.
Un bambino di 3 anni che non vuole lavarsi i denti ha sicuramente dei motivi dietro a questo, che possono essere i più svariati.
Non per forza razionali ovviamente, a volte davvero frutto della sua fantasia, e perciò risultano inconcepibili e insopportabili per noi genitori.
Io lo so bene, ho due bambine di neanche tre anni che OGNI GIORNO piangono per lavarsi i denti. Sempre. Ovunque.
Ogni sera. A volte non solo piangono ma fanno davvero le bizze, si arrabbiano e sanno essere insopportabili. Forse se alla seconda scena del genere io o Enrico avessimo dato loro una lieve 'sganassa' adesso magari si laverebbero i denti contente e felici.
Non lo so. Puo' anche essere.
Ma io preferisco cercare di capire, anche se apparentemente da capire non c'è nulla.
Noi grandi ci limitiamo alla superficie delle cose, magari cerchiamo anche di spiegare loro come sta la realtà, magari gli diciamo 'dai non fa male, i denti bisogna lavarseli, lo fanno tutti i bambini, dai che lo spazzolino a forma di cane è bellissimo!'.
in alcuni casi magari basta questo, in altri, come il nostro, i motivi vanno purtroppo molto, molto più in profondità.
E siamo arrivati a capire che il perchè dei loro pianti non è lo spazzolino o il dentifricio, ma la notte.
La notte che arriva. Ci si lava i denti prima di mettersi il pigiama, e dopo il pigiama si leggeranno pure delle favole o si guarderà Winnie Puh ma poi prima o dopo si va a letto.
Il lavarsi i denti è la prima tappa di quel processo che le porterà lì al buio a dover dormire.
Quindi le mie bambine non vivono male il lavaggio dei denti, ma il loro sonno, la notte, il buio.
Mi sembra ben diverso.
L'abbiamo capito anche insieme alla psicologa, e infatti ultimamente le cose stanno migliorando, perchè anzichè comprare spazzolini variopinti e dentifrici alla fragola, quando arriva il momento del lavaggio dei denti le rassicuro e dico loro che la mamma starà in camera finchè non dormono, leggerà loro quante fiabe vogliono e lascerà accese le lucine a forma di stelline, così non sarà buio.
Piangono ugualmente davanti allo spazzolino, ma molto meno e con meno intensità.
Sento che manca poco perchè smettano del tutto.
Dietro alla paura della notte c'è naturalmente un universo ancora più buio e doloroso, che è l'inzicurezza, la paura di perdere i contatti col mondo in cui vivono, paura che addormentandosi lascino andare le loro vite e non le ritrovino al risveglio.
Si. E' simile alla paura della morte.
Ecco quanto sono 'semplici' i bambini, che a due anni e 11 mesi hanno paura di chiudere gli occhi e sentirsi prendere dal sonno.
Spieghiamo loro con librini illustrati cosa significa dormire, e che nella loro testolina c'è una cosa che si chiama cervello che deve riposare per essere sveglio il giorno dopo, spieghiamo loro che tutti dormiamo e che le cose rimangono al loro posto anche se noi non le guardiamo, e che il papà e la mamma sono sempre lì nella stanza accanto, non se ne vanno mai.
Ovviamente dietro a questo ci sono altre insicurezze, dovute forse alla nostra famiglia allargata, dovute sicuramente purtroppo ad errori involontari e sconosciuti che in qualche momento dobbiamo aver fatto di certo, e ancora non capiamo dove e perchè.
Ma sappiamo che la colpa è nostra.
Non loro.
Di fronte a tutto questo, chiediamoci quel è l'utilità di una 'sganassa' prima di lavarsi i denti.
Quella 'sganassa' lì sapete cosa farebbe? lascerebbe le mie bambine sole con la paura della morte.
E loro non sanno neanche che si chiama così.
Stanno in questo modo le cose, e non solo per le mie, ma SEMPRE, per tutti i bimbi.
A volte le ragioni saranno meno gravi, a volte più facili da individuare ma state certi, ci sono, e quello che noi dobbiamo fare non è certo chiudere la porta in faccia ai pensieri e alle paure dei nostri bambini, umiliandoli e ferendoli, ma anzi, spalancarla sul loro mondo e cercare di comprenderlo per quello che è, e di addolcirlo dove li spaventa e renderlo più chiaro dove l'oscurità li atterrisce.
Così, forse, pur tra mille errori e incidenti di percorso, potremo essere dei genitori in grado di dar loro una goccia d'oceano limpida e bellissima, che li accompagnerà sempre e darà loro gli strumenti per crescere secondo parametri di sicurezza di sè, fiducia nella vita e nel mondo, nei valori come il rispetto, l'amore e il dialogo.
Se urliamo contro di loro, o peggio alziamo le mani, inconsciamente insegnamo loro ad urlare e ad alzare le mani. E non risolveremo nessun problema, nè a breve nè a lungo termine.
Anzi, ne creeremo di nuovi.
Questi sono i miei personale pensieri e i paradigmi generali con cui io ed Enrico cerchiamo di crescere le nostre bambine e con cui cercheremo di crescere anche il terzo in arrivo.
Confrontiamoci tutti noi genitori su questo tema, perchè lo scambio di idee e di opinioni ci fa capire e imparare tanto non dagli altri ma da noi stessi.
Buona domenica!!
Come va
6 anni fa



Non ho letto il post in questione , ma mi ripropongo di farlo quanto prima. Posso però dirti che spesso mi sono confrontata su questo argomento con altre mamme, nel forum nel quale scrivo da anni e recentemente con alcune educatrici della ludoteca ... Ho tre bambine avute in tre tempi diversi, ognuna con il suo carattere, ognuna con suoi pregi e suoi difetti, ognuna "snervante" quando vuole in modo diverso. Ho letto dei libri per gestire le loro liti in modo che i miei comportamenti non minino la loro unione e la loro autostima. Posso dirti che il mio atteggiamento iniziale è sempre Gordoniano (ti parlo, ti spiego, ti porto a pensare), ma quando quest'atteggiamento non sortisce effetto (e con la più grande sempre pronta a portare all'orlo della sopportazione per farsi notare non funziona mai!) il secondo passo è l'urlo. Solo alla fine parte lo sculaccione o lo scappellotto, a volte anche il ceffone. Forse sei più giovane di me (ora non lo ricordo) ma spesso tra noi coetanei viene da ridere quando si ricordano alcune scene con i propri genitori. Mia mamma a volte usava il battipanni e quando me le dava con le mani i segni mi rimanevano per quasi una settimana .... posso dirti che non sono state queste "sganasse" a ferirmi, ad allontanarmi da lei, a non farmi sentire parte integrante di una famiglia, ma solo un'ospite non sempre desiderata ... Ciò che mi ha ferito a morte, che ha leso la stima in me stessa, che non mi ha fatto sentire amata accettata e voluta sono state le parole. Un ceffone può volare, perchè sei nervosa, perchè sei stufa di ripetere per la 100.ma volta che non si fa, ma le parole rimangono nella memoria e ti ritornano ogni volta che stai per fare qualcosa. Ogni bambino si spinge finchè non trova dei limiti. Un limite dopo il secco NO può anche essere una sberla. Il problema di tanti ragazzi di oggi che cercano emozioni nel lanciare i sassi dal cavalcavia, nello stuprare delle ragazzine, nel dare fuoco ad un povero ragazzo indiano, nel prendere pastiglie .... è un problema che rischia di segnare anche le nostre piccole principesse o i nostri piccoli super eroi. Quanti genitori si sentono in colpa perchè vanno a lavorare al mattino e tornano a casa la sera, quanti il fine settimana portano ai loro figli un giochino per farsi perdonare della loro assenza, quati preferiscono dire sempre sì perchè il "no" fa fatica, deve essere sostenuto fino all'infinito.... queste sono le cose che fanno male ad un bambino molto più di una sculacciata, perchè di fronte alla "debolezza" del genitore vengono a mancare i paletti perchè crescerà pensando che tutto gli è dovuto e allora se tutto gli è dovuto può spingersi fino all'eccesso....
RispondiEliminaRiassumendo (forse sono anche andata O.T.) credo che qualche(e sottolineo qualche) "sana" sculacciata non possa ledere la psicologia di un bambino, ma che esistano cose ben più gravi e pericolose. Scusa la lungaggine
sono d'accordissimo con quello che dici, che esistono cose ben più gravi e peggiori! e SENZ'ALTRO le parole feriscono più di uno sculaccione. Ma non necessariamente evitare di dare sberle significa dire sempre si per paura di dire no o non mettere dei paletti ai propri figli. Tutt'altro.
RispondiEliminaTutti i bambini si spingono fino ad un certo punto, ma quel punto lì non è detto che debba essere uno schiaffo. E soprattutto se non funziona nient'altro che la botta io penso che ci sia qualcosa da risolvere al di là della bizza contingente!
Comunque in generale condivido con te l'idea che molti, troppi ragazzi soffrono oggi dei no che nessuno gli ha mai detto, e in casi limite davvero sono stati proprio gli schiaffi a mancare. Mi auguro che non debba essere così per i nostri figli, e che cercare sempre di guidare con la ragionevolezza e la spiegazione e non con la sberla non porti a crescere piccoli despoti egoisti.
Grazie del tuo commento!
ciao ciao
un'argomento semplice, questo...
RispondiEliminanon ho letto il post a cui ti riferisci, se ho tempo lo leggerò questa sera.
per principio sono contrario alla sberla o alla sculacciata fine a sè stessa, data solo per scaricare la tensione del genitore o come segno di "predominanza" dello stesso, come a voler dire "qui chi comanda sono io".
Sono contrario insomma al gesto di violenza, di prevaricazione.
Non sono contrario alla sculacciata data ogni tanto quando il bimbo fa i capricci.
Oddio, sono padre da 5 e passa anni e credo di aver sculacciato in tutto una, forse 2 volte, e di essermi sentito "in colpa" subito dopo.
Ma credo anche che i bambini non siano stupidi e capiscano quando la sculacciata arriva come segno di rimprovero, non data per far male o altro.
Che poi bisognerebbe disquisire sulla "portata" della sculacciata, che per noi è qualcosa di leggero, non è il "picchiare" il proprio figlio.
Come capirai non sono contrario se avviene una volta ogni tanto e se è data per richiamare il bimbo e far capire a lui/lei che sta combinando qualcosa che non va.
Citando il commento precedente, non è la sculacciata che fa "male" al bambino, ma sono altre cose: il disinteresse per la sua vita, per le sue conquiste; la tensione con la propria moglie o il proprio marito; le parole dure e dette con cattiveria.
Spero di essermi fatto capire, l'argomento è davvero delicato e profondo.
ciao
Luca
un'argomento semplice, questo...
RispondiEliminanon ho letto il post a cui ti riferisci, se ho tempo lo leggerò questa sera.
per principio sono contrario alla sberla o alla sculacciata fine a sè stessa, data solo per scaricare la tensione del genitore o come segno di "predominanza" dello stesso, come a voler dire "qui chi comanda sono io".
Sono contrario insomma al gesto di violenza, di prevaricazione.
Non sono contrario alla sculacciata data ogni tanto quando il bimbo fa i capricci.
Oddio, sono padre da 5 e passa anni e credo di aver sculacciato in tutto una, forse 2 volte, e di essermi sentito "in colpa" subito dopo.
Ma credo anche che i bambini non siano stupidi e capiscano quando la sculacciata arriva come segno di rimprovero, non data per far male o altro.
Che poi bisognerebbe disquisire sulla "portata" della sculacciata, che per noi è qualcosa di leggero, non è il "picchiare" il proprio figlio.
Come capirai non sono contrario se avviene una volta ogni tanto e se è data per richiamare il bimbo e far capire a lui/lei che sta combinando qualcosa che non va.
Citando il commento precedente, non è la sculacciata che fa "male" al bambino, ma sono altre cose: il disinteresse per la sua vita, per le sue conquiste; la tensione con la propria moglie o il proprio marito; le parole dure e dette con cattiveria.
Spero di essermi fatto capire, l'argomento è davvero delicato e profondo.
ciao
Luca
questa tua frase: "Perchè quella situazione che non sappiamo più gestire siamo NOI che l'abbiamo creata." fa di me una madre fallita.
RispondiEliminaIo non picchio mia figlia, ma ho dovuto insegnarle che certe cose non si fanno, non tanto perchè non sta bene o perchè io ho il nervoso, ma PERCHè SI AMMAZZA. Si ammazza se scappa via e corre in mezzo alla strada. Si ammazza se mette in bocca delle cose velenose, se si appende alle tende per fare l'altalena. Si ammazza se si arrampica sugli scaffali e poi si butta.
Questi sono i primi esempi che mi vengono.
E ci tengo a precisare che non l'ho mai picchiata in faccia, ma qualche buffetto sulla manina o sul sederino mi è scappato, in momenti in cui ho avuto veramente paura che si ammazzasse. Perchè non puoi vivere con l'angoscia che tua figlia per strada si butti sotto una macchina, e non puoi nemmeno stare segregata in casa perchè se esci lei ti scappa via e si butta dal passeggino.
Perchè quando dici al pediatra che è così che succede ti dice "signora è una buona cosa che sia una bambina vivace" e tu ti attacchi.
Perchè un bambino non è un animale, e le cose gli vanno spiegate sempre, ma a volte non è nella predisposizione di ascoltare e allora occorre che non le faccia perchè l'hai spaventato. Adesso basta che io le dica che mi fa diventare triste, ma a 2 anni e mezzo è più facile farsi ascoltare che a uno.
Probabilmente non mi saro' spiegata bene, probabilmente penserai che sono una incapace, se non riesco a gestire una bambina sola, dato che tu ne gestisci due, però ecco, te la farei conoscere, te la lascerei mezza giornata. Perchè tutti mi danno dell'incapace finchè non la vedono per un po' e poi si scusano. E non è una bambina cattiva, anzi, è dolcissima, però è impegnativa in un modo che non diresti. E nota che ora va bene, crescendo si è calmata molto. Ma non è mica figlia unica per caso è che se un secondo non riuscirei a gestirlo insieme a lei, non ancora
Cara trasparelena posso dirti per esperienza che ognuna di poi si adatta alla situazione nella quale si trova. Quando si figlia ne ho avuta una sola (anche se per poco tempo) pensavo di non avere più tempo per altro. Poi è arrivata la seconda e mi sono chiesta come facevo a lamentarmi quando ne avevo solo una. Poi è arrivata la terza e tutto mi è sembrato una vera passeggiata ... non ti avvilire. Credo, tutto sommato che i figli unici siano quasi più terribili dei figli di famiglie numerose. Il fatto di avere fratelli più piccoli responsabilizza molto, il fatto di averli più grandi genera il fenomeno dell'imitazione.
RispondiEliminaQuanto ritrovarsi in situazioni che noi abbiamo creato voglio dirti che secondo me non sempre è così. I nostri figli sono esseri pensanti, spesso fanno cose per compiacerci o infastidirci, ma a volte fanno cose che non dovrebbero semplicemente perchè si divertono. Personalmente non mi sono mai sentita in colpa per aver dato una bella pacca (di quelle che si sentono sul serio per intenderci) alle mie figlie più grandi (6 e 5 anni). Non mi sento in colpa perchè se lo spiegare e parlare, l'urlare, il promettere punizioni non servono a (s)bloccare la situazione forse l'unica che lo può fare è una bella sculacciata!
Non ti sentire mamma inadeguata o in soggezione rispetto a chi ti circonda. A parole e dall'esterno sembriamo tutte migliori .... credi in quello che fai, abbi fiducia in te stessa e non aver paura vedrai che le cose andranno meglio.
non volevo assolutamente suscitare nè confronti nè tantomeno senso di inadeguatezza in nessuno!!!non mi permetterei mai e poi mai di giudicare nè di fare paragoni perchè OGNI situazione è a sè e ogni bambino è diverso!! qualsiasi frase abbia scritto vale per le mie e per quello che pensiamo io ed Enrico...non certo per altre famiglie e altri bimbi! ognuno ha le sue difficoltà, più o meno grandi e più o meno difficili da risolvere, ognuno usa i suoi metodi e ognuno conosce i propri figli!mi dispiace se questo post è stato frainteso o mal interpretato, chiedo scusa se qualcuno si è sentito offeso o ferito, non era assolutamente nelle mie intenzioni! vi abbraccio tutti
RispondiEliminaWow! Sono capitata qui saltando di blog in blog e ho letto questo post tutto d'un fiato. Concordo al 100%!
RispondiEliminaTrilly si capisce benissimo cosa volevi dire ed è logico che poi ci debba essere un po' di elasticità mentale che fa adeguare il tuo discorso a un episodio, a una situazione particolare, o a un episodio di difficoltà.
RispondiEliminaPerò non devi scusarti nessuno penso abbia frainteso ciò che scrivevi... anzi io le ho trovate riflessioni bellissime con cui concordo.
http://www.pianetamamma.it/il-bambino/10-ragioni-per-non-picchiare-i-figli.html
RispondiEliminaresta il fatto, e io lo so bene, che ci sono situazioni in cui ci si sente veramente messi a dura prova...