Entro in casa carica di sacchetti della spesa, con alle spalle una giornata di lavoro estenuante, e con una prospettiva anche peggiore per domani, mi sono scordata di comprare un sacco di cose e me ne sono ricordata soltanto appena messo piede fuori dal supermercato, il traffico per strada era infernale, il codice sembra diventato un optional vero e proprio, mi guardo nello specchio dell'atrio e m'impressiono, capelli irraccontabili, la coda è un palliativo che puo' poco, il viso d'un colorito non esattamente freschissimo, ho le occhiaie e un dolore alla schiena lancinante (per la schiena i bimbi gemelli sono il toccasana).
Mi sento tutti e 32 gli anni sulle spalle. Ma non nel cuore se mi si passa la retorica, salgo le scale due a due, mi si cancellano tutti brutti pensieri della giornata, le preoccupazioni, la fatica, perchè tra un secondo sono con loro, i miei tesori, le mie bimbe, le abbraccerò e sentirò il loro profumo di latte, di buono, di pulito, di caramelle, coccole, sorrisi...in quella casa stanno le 3 persone più importanti della mia vita, il mio mondo, tutto ciò che ho di più caro, le gemelle e il loro babbo.
Già inebriata da scenari di abbracci da utlima scena di filmone strappalacrime con le bimbe che mi si slanciano addosso chiamandomi mamma e io che singhiozzo sollevandole contemporaneamente (la schiena mi manda poco educatamente in un certo posto ma la ignoro, il fatto è che è stata una giornata di m.., e ho bisogno di loro.)...insomma spalanco la porta e più che urlare cinguetto 'la mamma è tornata-aaaa...è tornata la mamma-aaaa'
Silenzio.
Mollo le buste e mi sfilo al volo le scarpe.
'amori-iiii...c'è mamma a casa-aaaaa'
Per tutta risposta mi pervengono i seguenti suoni-voci.rumori:
-BANG BANG BANG sei morto!!-
-TOTTO!!-
-argh...povero me...generale k.d.jones hai vinto...sto per esalare l'ultimo respiro...-
-puoi dire un ultimo desiderio e poi basta e muori-
-RORI!-
rumori non ben identificati accompagnano l'intensa conversazione.
Vado in salotto, rinunciando ai miei sogni di corse commoventi incontro alla mamma.
Vedo nell'ordine: Enrico sdraiato a terra con un elmo di plastica in cima alla testa non gli copre neanche la sommità, ha una quantità inestimabile di carta stagnola avvolticciolata intorno ai bracci e un mestolo in mano.
Sopra di lui incombe Carolina con una pistola ad acqua gialla canarino puntata contro suo padre e un impermeabile rosso addosso; accanto a lei Carlotta saltella entusiasta brandendo l'anima di cartone di un rotolo di scottex, ha in testa un basco di lana che oltretutto è mio e le copre quasi tutta la faccia.
-ehi sono a casa!-
-ciao tesoro!-
mi dice Enrico senza muoversi.
-mamma per favore non adesso. Lui sta morendo e deve dire il desiderio non ha tempo per questo.- è mia figlia Carolina.
Lei. La gemella. Il sangue del mio sangue.
Quella che ho portato a casa dall'ospedale due anni otto mesi e 21 giorni fa, minuscola come una mano, insieme alla sorella, avvolticciolata nella copertina di lana rosa cucita apposta da mia mamma.
Lei. Accanto al cui letto trascorro la maggior parte delle mie nottate cantando ninne-nanne o recitando filastrocche sottovoce per non svegliare Carlotta o carezzandole i capelli per far passare i mostri degli incubi.
Lei, quello scricciolo biondo che mi cresce sotto gli occhi, che ho tenuto per mano nei primi passi, a cui ho sentito dire le prime parole...
Mia figlia. Ecco.
L'altra per tutta risposta continua a saltellare.
Qualcuno per favore mi tranquillizzi, mi dica che vuole ancora bene alla sua mamma, che è normale, che non è in fase di rifiuto con 10 anni di anticipo, che non mi preferisce quel guerriero morente sul pavimento di sala...qualcuno mi dica che è stata solo una brutta giornata.
Vorrei buttarmi in terra a piangere invece raccolgo i vestiti dal pavimento e con un'occhiata sbilenca dico, acida:
-quante volte vi ho dettodi non fare giochi così violenti, non mi piacciono e poi di notte Carolina ha gli incubi!-
E me ne vado in cucina.
POteva essere la mia fine emotiva e psicologica se tre secondi dopo non li avessi avuti tutti addosso, le gemelle che cercavano di arrampicarmisi su per le gambe e la mia dolce metà che mi abbracciava.
C'è una spiegazione, gentilmente fornitami da Carolina:
-ormai era morto, non c'era altro da dire.-
Come va
6 anni fa



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